Beati noi

Domenica 17 febbraio 2019

Arcabas – Angeli che suonano

Lc 6, 17,20-26
17 Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone.
20 Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva:
«Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
21 Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete, perché riderete.
22 Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. 23 Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
24 Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.
25 Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
26 Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti»

Gesù, dopo aver compiuto i primi miracoli, sale sul monte a pregare; prega Dio per tutta la notte, al mattino chiama a sé i suoi discepoli e ne sceglie dodici che chiama apostoli.
Quindi scende dal monte ed espone il proprio programma; è il primo giorno di scuola ma la lezione è già densa di contenuto!
Il vangelo di Matteo racconta le beatitudini in cima ad un monte, Luca invece parla di un luogo πεδινός (pedinòs), da πούς (pous) che significa piede, un terreno all’altezza dei piedi

Le beatitudini non sono un elenco a crocette (questa ce l’ho, questa mi manca), non sono nuovi comandamenti (nel senso di un rinnovamento giuridico) ma una nuova notizia:
“Se uno si fa carico della felicità di qualcuno, il Padre si fa carico della sua felicità” – Ermes Ronchi
Non sono caratteristiche ma azioni da intraprendere, cammini da compiere:
“Per essere santi è necessario fare, ognuno a suo modo, quello che dice Gesù nelle beatitudini” – Papa Francesco, Gaudete et Exsultate

v.20 Μακάριοι οἱ πτωχοίὅτι ὑμετέρα ἐστὶν ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ
Beati i poveri, perché vostro e il regno di Dio
πτωχοί (ptokòi) i pitocchi, coloro che vivono di quanto ricevono
Facciamo fatica a lasciare dei vuoti, ad aver bisogno degli altri: il vangelo ci spinge a riconoscere la verità del nostro cuore, per capire dove riponiamo la sicurezza della nostra vita.
Solo chi non mette il proprio io al centro si accorge delle povertà altrui; e solo chi crea spazio riesce ad accogliere Dio, perché il regno di Dio ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ (e basiléia tu theù) non è luogo immaginario o del futuro ma relazione viva e presente con Dio

v.21 μακάριοι οἱ πεινῶντες (peinòntes) νῦν, ὅτι χορτασθήσεσθε (kortasthésesthe)
Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati
οἱ πεινῶντες (oi peinòntes) da πεινάω (peinaô), avere penuria, aver mancanza e quindi aver fame

  • Gv 6,35 Gesù disse loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete.
    Εἶπεν αὐτοῖς ὁ Ἰησοῦς· Ἐγώ εἰμι ὁ ἄρτος τῆς ζωῆς· ὁ ἐρχόμενος πρὸς ἐμὲ οὐ μὴ πεινάσῃ (peinàse), καὶ ὁ πιστεύων εἰς ἐμὲ οὐ μὴ διψήσειπώποτε
  • Lc 1,53 ha colmato di beni gli affamati, e ha rimandato a mani vuote i ricchi
    πεινῶντας (peinòntas) ἐνέπλησεν ἀγαθῶν καὶ πλουτοῦντας ἐξαπέστειλεν κενούς

χορτάζω (kortazô) saziare, ma anche soddisfare in pieno il desiderio di qualcuno

  • Lc 9,17 Tutti mangiarono a sazietà e dei pezzi avanzati si portarono via dodici ceste
    καὶ ἔφαγον καὶ ἐχορτάσθησαν (ekortàsthesan) πάντες, καὶ ἤρθη τὸ περισσεῦσαν αὐτοῖς κλασμάτων κόφινοι δώδεκα
  • Gv 6,26 Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico che voi mi cercate, non perché avete visto dei segni miracolosi, ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati»
    ἀπεκρίθη αὐτοῖς ὁ Ἰησοῦς καὶ εἶπεν· Ἀμὴν ἀμὴν λέγω ὑμῖν, ζητεῖτέ με οὐχ ὅτι εἴδετε σημεῖα ἀλλ’ ὅτι ἐφάγετε ἐκ τῶν ἄρτων καὶ ἐχορτάσθητε (ekortàsthe)

v.21 μακάριοι οἱ κλαίοντες νῦν, ὅτι γελάσετε
Beati voi che ora piangete, perché riderete
Solo chi sa piangere, nel cuore e negli occhi, può avere il coraggio di condividere la sofferenza altrui.
Non c’è risposta alla sofferenza, ma c’è risposta all’uomo che soffre

  • Rm 12,15 Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono
    χαίρειν μετὰ χαιρόντων, κλαίειν (klàiein) μετὰ κλαιόντων (klaiònton)
  • Lc 7,38 e stando ai piedi di lui, di dietro, piangendo cominciò a rigargli di lacrime i piedi
    καὶ στᾶσα ὀπίσω παρὰ τοὺς πόδας αὐτοῦ κλαίουσα (klàiusa), τοῖς δάκρυσιν ἤρξατο βρέχειν τοὺς πόδας αὐτοῦ

v.22 Μακάριοί ἐστε ὅταν μισήσωσιν (misèsosin) ὑμᾶς οἱ ἄνθρωποι, καὶ ὅταν ἀφορίσωσιν (aforìsosin) ὑμᾶς καὶ ὀνειδίσωσιν (oneidìsosin) καὶ ἐκβάλωσιν τὸ ὄνομα ὑμῶν ὡς πονηρὸν ἕνεκα τοῦ υἱοῦ τοῦ ἀνθρώπου
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del figlio dell’uomo

  • Lc 6,27 Amate i vostri nemici; fate del bene a quelli che vi odiano
     ἀγαπᾶτε τοὺς ἐχθροὺς ὑμῶν, καλῶς ποιεῖτε τοῖς μισοῦσιν (misùsin) ὑμᾶς
  • Lc 21,17 e sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma neppure un capello del vostro capo perirà
    καὶ ἔσεσθε μισούμενοι (misùmenoi) ὑπὸ πάντων διὰ τὸ ὄνομά μου. καὶ θρὶξ ἐκ τῆς κεφαλῆς ὑμῶν οὐ μὴ ἀπόληται

ἀφορίζω (aforizô) da ἀπό (apò) e ὁρίζω (orìzo), allontanare mettendo dei confini (da cui orizzonte)
Rm 1,1 Paolo, servo di Cristo Gesù, chiamato a essere apostolo, messo da parte per il vangelo di Dio
Παῦλος δοῦλος Χριστοῦ Ἰησοῦ, κλητὸς ἀπόστολος, ἀφωρισμένος (aforisménos) εἰς εὐαγγέλιον θεοῦ

ὀνειδίζω (oneidizô), insultare, stessa radice di ὄνομα (onoma), il nome
Mc 15,32 Anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano
καὶ οἱ συνεσταυρωμένοι σὺν αὐτῷ ὠνείδιζοναὐτόν (oneidizonautòn)

v.23 χάρητε (chàrete) ἐν ἐκείνῃ τῇ ἡμέρᾳ καὶ σκιρτήσατε (skirtésate)
gioite in quel giorno ed esultate
Gaudete et exsultate!!!

Lc 1,28 L’angelo, entrato da lei, disse: «Gioisci, o favorita dalla grazia; il Signore è con te»
καὶ εἰσελθὼν πρὸς αὐτὴν εἶπεν· Χαῖρε (kàire), κεχαριτωμένη, ὁ κύριος μετὰ σοῦ
Lc 1,41 Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo
καὶ ἐγένετο ὡς ἤκουσεν τὸν ἀσπασμὸν τῆς Μαρίας ἡ Ἐλισάβετ, ἐσκίρτησεν (eskìrtisen) τὸ βρέφος ἐν τῇ κοιλίᾳ αὐτῆς
Lc 1,44 Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, per la gioia il bambino mi è balzato nel grembo
ἰδοὺ γὰρ ὡς ἐγένετο ἡ φωνὴ τοῦ ἀσπασμοῦ σου εἰς τὰ ὦτά μου, ἐσκίρτησεν (eskìrtesen) ἐν ἀγαλλιάσει τὸ βρέφος ἐν τῇ κοιλίᾳ μου

v.24 οὐαὶ ὑμῖν τοῖς πλουσίοις, ὅτι ἀπέχετε τὴν παράκλησιν ὑμῶν
Guai a voi ricchi, che avete già la vostra consolazione
οὐαί (ouaì), esclamazione primaria di dolore, il suo suono non lascia dubbi…
παράκλησις (paraklêsis), consolazione (da cui paràclito, il consolatore) dal verbo παρακαλέω (parakaleô) che letteralmente significa chiamare accanto, far venire vicino

v,25 οὐαὶ ὑμῖν, οἱ ἐμπεπλησμένοι (empeplesménoi) νῦν, ὅτι πεινάσετε
Guai a voi che ora siete pieni, perché avrete fame
ἐμπίμπλημι (empimplêmi), colmare, riempire pienamente
Lc 1,53 ha colmato di beni gli affamati e ha rimandato a mani vuote i ricchi
πεινῶντας ἐνέπλησεν (enéplesen) ἀγαθῶν καὶ πλουτοῦντας ἐξαπέστειλεν κενούς

v.25 οὐαί, οἱ γελῶντες νῦν, ὅτι πενθήσετε (penthésete) καὶ κλαύσετε
Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete
πενθέω (pentheô) da cui pianto ma anche pentimento

v.26 Οὐαὶ ὅταν καλῶς ὑμᾶς εἴπωσιν πάντες οἱ ἄνθρωποι, κατὰ τὰ αὐτὰ γὰρ ἐποίουν τοῖς ψευδοπροφήταις (pseudoprofétais) οἱ πατέρες αὐτῶν
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti
ψευδοπροφήτης (pseudoprofêtês), falsi profeti
Mt 7,1 Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci
Προσέχετε ἀπὸ τῶν ψευδοπροφητῶν (pseudoprofetòn), οἵτινες ἔρχονται πρὸς ὑμᾶς ἐν ἐνδύμασι προβάτων ἔσωθεν δέ εἰσιν λύκοι ἅρπαγες

Beati noi quando lasciamo spazio a Dio, quando ci fidiamo e ci affidiamo, quando lasciamo lavorare il Signore, quando non ci riempiamo di ‘Io’ ma di ‘Lui’
“Non c’ spazio per l’individualismo nel dialogo con Dio” – Papa Francesco, Udienza 13 febbraio 2019

Lc 1,45 E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore
καὶ μακαρία (makarìa) ἡ πιστεύσασα ὅτι ἔσται τελείωσις τοῖς λελαλημένοις αὐτῇ παρὰ κυρίου

Non abbiamo preso nulla

Domenica 10 febbraio 209

Pesci nella rete – Elisabetta Priolo

Luca 5,1-11
1 Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret 2 e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. 3 Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca.
4 Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». 5 Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». 6 E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. 7 Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. 8 Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». 9 Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; 10 così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». 11 Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

La pennellata di Luca è fluida e il paesaggio sembra riposante: un lago, la riva, le reti stese ad asciugare. Il dramma è sotto traccia, non entra in scena in maniera dirompente, ma la sostanza non cambia: una notte di lavoro buttata via, qualcosa non ha funzionato

v.2 εἶδεν δύο πλοῖα ἑστῶτα παρὰ τὴν λίμνην, οἱ δὲ ἁλιεῖς ἀπ’ αὐτῶν ἀποβάντες ἔπλυνον τὰ δίκτυα
vide due barche ferme a riva: da esse i pescatori erano smontati e lavavano le reti
Pescatori ἁλιεῖς (aliéis) da ἅλς (hals), il sale, perché i pescatori sono salati, un lavoro che lascia il segno sulla pelle ed è legato ai capricci del mare, del lago

v.3 ἐμβὰς δὲ εἰς ἓν τῶν πλοίων, ὃ ἦν Σίμωνος
salito su una delle barche, quella di Simone
Gesù sale sulla barca, la ferita aperta è occasione da non perdere.
Le parole utilizzate sono le stesse del capitolo 8, quando però il lago sarà molto meno accogliente, con una tempesta e un indemoniato entrambi da sedare: salire ἐμβαίνω (embainô), barca πλοῖον (ploion), lago λίμνη (limnê)

  • Lc 8,22 Egli salì su una barca con i suoi discepoli, e disse loro: «Passiamo all’altra riva del lago». E presero il largo
    καὶ αὐτὸς ἐνέβη (enébe) εἰς πλοῖον (plòion) καὶ οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ, καὶ εἶπεν πρὸς αὐτούς· Διέλθωμεν εἰς τὸ πέραν τῆς λίμνης (lìmnes). καὶ ἀνήχθησαν
  • Lc 8,33 I demòni, usciti da quell’uomo, entrarono nei porci; e quel branco si gettò a precipizio giù nel lago e affogò
    ἐξελθόντα δὲ τὰ δαιμόνια ἀπὸ τοῦ ἀνθρώπου εἰσῆλθον εἰς τοὺς χοίρους, καὶ ὥρμησεν ἡ ἀγέλη κατὰ τοῦ κρημνοῦ εἰς τὴν λίμνην (lìmnen) καὶ ἀπεπνίγη
  • Lc 8,37 L’intera popolazione della regione dei Gerasèni pregò Gesù che se ne andasse via da loro; perché erano presi da grande spavento.
    Egli, salito sulla barca, se ne tornò indietro
    καὶ ἠρώτησεν αὐτὸν ἅπαν τὸ πλῆθος τῆς περιχώρου τῶν Γερασηνῶν ἀπελθεῖν ἀπ’ αὐτῶν, ὅτι φόβῳ μεγάλῳ συνείχοντο· αὐτὸς δὲ ἐμβὰς (embàs) εἰς πλοῖον (plòion) ὑπέστρεψεν

v.3 ἠρώτησεν αὐτὸν ἀπὸ τῆς γῆς ἐπαναγαγεῖν ὀλίγον
gli chiese di allontanarsi un poco dalla terra
Si parte con una richiesta minima, innocente, impossibile dire di no: allontanarsi un poco, ὀλίγον (olìgon).
Poi Gesù alza la posta, il gioco si fa interessante:
v.4 Ἐπανάγαγε εἰς τὸ βάθος
Prendi il largo
Letteralmente βάθος (bàthos) è profondo (da cui batimetro, batiscafo): vai verso il profondo

v.3 καὶ χαλάσατε τὰ δίκτυα ὑμῶν εἰς ἄγραν
e gettate le vostre reti per la pesca
Prendi (singolare) il largo e gettate (plurale) le vostre reti : Pietro guida, ma tutti sono chiamati a gettare le reti…il Vaticano II non ha inventato nulla!

v.5 Ἐπιστάτα, δι’ὅλης νυκτὸς κοπιάσαντες οὐδὲν ἐλάβομεν
Maestro, faticando per tutta la notte non abbiamo preso nulla

Quanta fatica in questa risposta, quanta pazienza…
ἐπιστάτης (epistatês), maestro, letteralmente è colui che sta sopra e che, guarda caso, in questo momento sta anche sopra alla sua barca e decide il da farsi…
Lc 8,24 I discepoli, avvicinatisi, lo svegliarono, dicendo: «Maestro, Maestro, noi periamo!»
προσελθόντες δὲ διήγειραν αὐτὸν λέγοντες· Ἐπιστάτα (epistàta) ἐπιστάτα, ἀπολλύμεθα

κοπιάσαντες (kopiàsantes) da κοπιάω (kopiaô), faticare, diventare stanco e sfinito per il lavoro
Lc 12,27 Guardate i gigli, come crescono; non faticano e non filano
κατανοήσατε τὰ κρίνα πῶς αὐξάνει· οὐ κοπιᾷ (kopià) οὐδὲ νήθει

v. 5 ἐπὶ δὲ τῷ ῥήματί σου χαλάσω τὰ δίκτυα
ma sulla tua parola (ῥῆμα rhêma) calerò le reti
Come dice l’angelo:
Lc 1,37 poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace
ὅτι οὐκ ἀδυνατήσει παρὰ τοῦ θεοῦ πᾶν ῥῆμα (rhêma)
e come conferma Maria:
Lc 1,38 Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola»
εἶπεν δὲ Μαριάμ· Ἰδοὺ ἡ δούλη κυρίου· γένοιτό μοι κατὰ τὸ ῥῆμά (rhêma) σου

Non è la pesca ad essere miracolosa, in fondo prendono dei pesci, tanti ma pur sempre pesci; il miracolo lo fa Pietro gettando le reti, contro ogni logica, contro ogni evidenza. La parola di Dio non rimane inefficace ma semplicemente perché un uomo ha deciso di calare la rete là dove l’aveva già lanciata per tutta la notte

v.8  Ἔξελθε ἀπ’ἐμοῦ, ὅτι ἀνὴρ ἁμαρτωλός εἰμι, κύριε
Signore allontanati da me perché sono un uomo peccatore
Peccatore ἁμαρτωλός (hamartôlos) da ἁμαρτάνω (hamartanô) che letteralmente significa mancare il bersaglio
Signore, allontanati da me perché ho mancato il bersaglio, non so più nemmeno quale sia il bersaglio…

v.10 Μὴ φοβοῦ· ἀπὸ τοῦ νῦν ἀνθρώπους ἔσῃ ζωγρῶν (zogròn)
Non temere, da ora sarai pescatore di uomini
Non aver paura Pietro, hai solo confuso il bersaglio, non si tratta di pesci ma di uomini.
Tra l’altro il verbo ζωγρέω (zôgreô) è formato da ζῷον (zoòn) e ἀγρεύω (agrèuo) e significa proprio prendere vivo, ben diverso dal cacciatore: pescatore di uomini vivi, perché “abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10)

v.11 ἀφέντες πάντα ἠκολούθησαν (hekolùthesan) αὐτῷ
lasciate tutte le cose lo seguirono
Le reti erano piene di pesci ma vengono abbandonate, gli uomini sono di nuovo in piedi ma adesso seguono una persona, seguono Gesù.
Il verbo ἀκολουθέω (akoloutheô) è azione chiave nel vangelo di Luca:

  • Lc 5,27 e gli disse: seguimi. E lasciata ogni cosa si alzò e lo seguì
    καὶ εἶπεν αὐτῷ· Ἀκολούθει (akolùthei) μοι. καὶ καταλιπὼν πάντα ἀναστὰς ἠκολούθει (hekolùthei) αὐτῷ
  • Lc 9,23 Diceva poi a tutti: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua» Ἔλεγεν δὲ πρὸς πάντας· Εἴ τις θέλει ὀπίσω μου ἔρχεσθαι, ἀρνησάσθω ἑαυτὸν καὶ ἀράτω τὸν σταυρὸν αὐτοῦ καθ’ ἡμέραν, καὶ ἀκολουθείτω (akoluthéito) μοι
  • Lc 18,22 Gesù, udito questo, gli disse: «Una cosa ti manca ancora: vendi tutto quello che hai, e distribuiscilo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi»
    ἀκούσας δὲ ὁ Ἰησοῦς εἶπεν αὐτῷ· Ἔτι ἕν σοι λείπει· πάντα ὅσα ἔχεις πώλησον καὶ διάδος πτωχοῖς, καὶ ἕξεις θησαυρὸν ἐν οὐρανοῖς,καὶ δεῦρο ἀκολούθει
    (akolùtheo) μοι
  • Lc 18,28 Pietro disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato le nostre cose e ti abbiamo seguito»
    Εἶπεν δὲ ὁ Πέτρος· Ἰδοὺ ἡμεῖς ἀφέντες τὰ ἴδια ἠκολουθήσαμέν (hekoluthésamen) σοι

Signore, abbiamo faticato tanto, non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola lasciamo quel poco che abbiamo per seguirti: aspettaci!

Sul ciglio del monte

Domenica 3 febbraio 2019

Luca 4,21-30
21 Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». 22 Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?». 23 Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fàllo anche qui, nella tua patria!». 24 Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. 25 Vi dico anche: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26 ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. 27 C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».
28 All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; 29 si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. 30 Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

La prima impressione è che Gesù parli troppo: in fondo erano solamente “meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”.
Addirittura “gli rendevano testimonianza”!

Ma forse il problema è proprio la reazione della gente, o meglio, la non-reazione: la Parola si è compiuta e voi? Sì va bene, un po’ di meraviglia (peraltro motivata) ma poi?
E allora Gesù affonda il bisturi con un rimpallo di proverbi: medico cura te stesso, nessun profeta è bene accetto in patria

v.24 οὐδεὶς προφήτης δεκτός (dektos) ἐστιν ἐν τῇ πατρίδι αὐτοῦ
nessun profeta è gradito in patria
δεκτός (dektos) dal verbo δέχομαι (dechomai), prendere con la mano, ricevere e quindi gradire:

  • Lc 4,19 per proclamare un anno gradito dal Signore
    κηρύξαι ἐνιαυτὸν κυρίου δεκτόν (dekton)
  • Atti 10,34 Allora Pietro, cominciando a parlare, disse: «In verità comprendo che Dio non ha riguardi personali; ma che in qualunque nazione chi lo teme e opera giustamente gli è gradito»
    ἀλλ’ ἐν παντὶ ἔθνει ὁ φοβούμενος αὐτὸν καὶ ἐργαζόμενος δικαιοσύνην δεκτὸς (dektos) αὐτῷ ἐστιν

Ma Gesù non si ferma, cerca il nervo scoperto, cita la sacra scrittura, questo li smuoverà; butta lì due esempi: chi fu purificato e perché? a chi fu mandato Elia?

v.26 καὶ πρὸς οὐδεμίαν αὐτῶν ἐπέμφθη (epémfthe) Ἠλίας εἰ μὴ εἰς Σάρεπτα τῆς Σιδωνίας πρὸς γυναῖκα χήραν
e a nessuna di queste fu mandato Elia se non a una donna vedova di Sarepta in Sidone
Il verbo πέμπω (pempô), inviare, in Luca è azione e iniziativa di Dio:
Lc 20, 11 Egli mandò un altro servo; ma dopo aver percosso e insultato anche questo, lo rimandarono a mani vuote. Egli ne mandò ancora un terzo; e quelli, dopo aver ferito anche questo, lo scacciarono. Allora il padrone della vigna disse: “Che farò? Manderò il mio diletto figlio; forse a lui porteranno rispetto”
καὶ προσέθετο ἕτερον πέμψαι (pémpsai) δοῦλον· οἱ δὲ κἀκεῖνον δείραντες καὶ ἀτιμάσαντες ἐξαπέστειλαν κενόν. καὶ προσέθετο τρίτον πέμψαι (pémpsai)· οἱ δὲ καὶ τοῦτον τραυματίσαντες ἐξέβαλον. εἶπεν δὲ ὁ κύριος τοῦ ἀμπελῶνος· Τί ποιήσω; πέμψω (pémpso) τὸν υἱόν μου τὸν ἀγαπητόν· ἴσως τοῦτον ἐντραπήσονται

Finalmente una reazione, qualcosa si muove
v.29 καὶ ἀναστάντες (anastàntes) ἐξέβαλον αὐτὸν ἔξω τῆς πόλεως
e alzatisi lo cacciarono dalla città
Ancora una volta il verbo ἀνίστημι (anistêmi), alzarsi, presuppone il movimento, l’azione, il cambio di marcia

Gesù voleva arrivare proprio qui, era partito dal compimento della parola:
v.21 Σήμερον πεπλήρωται (peplérotai) ἡ γραφὴ αὕτη
Oggi si è compiuta questa parola
Questa parola si è compiuta, si è riempita: πληρόω (plêroô) è proprio completare, riempire completamente.
E di fronte ad una parola che oggi si realizza completamente non si può rimanere tiepidi, semplicemente stupiti o perplessi, è necessario farsi coinvolgere, nel bene o nel male.

v.28 καὶ ἐπλήσθησαν (eplésthesan) πάντες θυμοῦ ἐν τῇ συναγωγῇ ἀκούοντες ταῦτα
Udendo queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni d’ira
La parola si è compiuta (riempita) e adesso tutti si riempiono; il verbo πίμπλημι (pimplêmi) è sinonimo di πληρόω (plêroô) e viene spesso usato da Luca per descrivere il riempimento traboccante dell’animo umano:

  1. Lc 1,41 Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo; ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo
    καὶ ἐπλήσθη (eplésthe) πνεύματος ἁγίου ἡ Ἐλισάβετ
  2. Lc 1,67 Zaccaria, suo padre, fu pieno di Spirito Santo e profetizzò
    Καὶ Ζαχαρίας ὁ πατὴρ αὐτοῦ ἐπλήσθη (eplésthe) πνεύματος ἁγίου
  3. Lc 5,26 Tutti furono presi da stupore e glorificavano Dio; e, pieni di spavento, dicevano: «Oggi abbiamo visto cose straordinarie»
    καὶ ἐπλήσθησαν (eplésthesan) φόβου λέγοντες ὅτι Εἴδομεν παράδοξα σήμερον
  4. Lc 6,11 Ed essi furono pieni di furore e discutevano tra di loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù
    αὐτοὶ δὲ ἐπλήσθησαν (eplésthesan) ἀνοίας, καὶ διελάλουν πρὸς ἀλλήλους τί ἂν ποιήσαιεν τῷ Ἰησοῦ

L’animo dei presenti è colmo d’ira, in un attimo si arriva al ciglio del monte, l’irreparabile è a portata di mano; il crinale è un luogo e un tempo, più in là non si può andare, bisogna scegliere…
Ma basta così, è sufficiente, Gesù voleva una risposta e l’ha avuta, passa nel mezzo e se ne va
v.30 αὐτὸς δὲ διελθὼν διὰ μέσου (mésu) αὐτῶν ἐπορεύετο
passando in mezzo a loro se ne andò
Lc 10.3 Andate; ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi
ὑπάγετε· ἰδοὺ ἀποστέλλω ὑμᾶς ὡς ἄρνας ἐν μέσῳ (meso) λύκων

E noi, da cosa ci lasciamo riempire?
Lasciamo che Gesù passi nel mezzo sfiorandoci senza nemmeno toccarci?
La Parola che si compie nel nostro oggi riesce a riattivare i nostri cuori sclerotizzati o la presenza di Gesù ci lascia comunque tiepidi?

Apocalisse 3,16 Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca
οὕτως, ὅτι χλιαρὸς εἶ καὶ οὔτε ζεστὸς οὔτε ψυχρός, μέλλω σε ἐμέσαι ἐκ τοῦ στόματός μου

Servitori della parola

Domenica 27 gennaio 2019

Chiesa di San Martino, Zillis – Svizzera

Luca 1,1-4
1 Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, 2 come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, 3 così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, 4 perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
Luca 4,14-21
14 Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15 Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi.
16 Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. 17 Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:
18 Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi,
19 e predicare un anno di grazia del Signore.
20 Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. 21 Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi».

La liturgia di questa domenica propone un accostamento ardito tra il prologo del Vangelo di Luca e l’inizio della predicazione di Gesù.
Tra i due brani dobbiamo ricordare la nascita di Giovanni, la nascita di Gesù e il suo il battesimo e, all’inizio del capitolo 4, le tentazioni nel deserto.

v.2 καθὼς παρέδοσαν (parédosan) ἡμῖν οἱ ἀπ’ ἀρχῆς αὐτόπται (autòptai) καὶ ὑπηρέται (huperétai) γενόμενοι τοῦ λόγου (logu)
come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola
La Parola (λόγος logos) viaggia solo se trasmessa, consegnata: il verbo παραδίδωμι (paradidômi) è proprio consegnare nelle mani, affidare la parola assicurandosi che venga ricevuta, ben riposta.
All’inizio solo i testimoni oculari αὐτόπτης (autòptes da cui autoptico) potevano assolvere a questo compito, ma tutti possiamo diventare servitori della parola: ὑπηρέτης (hupêretês), da upò e eresso (remare), indica un sotto-rematore, un rematore subordinato.
Le versioni ufficiali traducono “ministri della parola”, da minister (servo) che a sua volta deriva da minus (meno), ma ormai nel linguaggio corrente la parola ministro ha ribaltato la connotazione di servo in quella di un ruolo decisamente superiore (sia nella Chiesa che nella società…!)
La Parola ha bisogno di rematori, pensa lei all’itinerario, è lei la strada:

  1. Lc 4,20 Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette  – ἀποδοὺς τῷ ὑπηρέτῃ (tò huperéte)
  2. Atti 13,5 Giunti a Salamina cominciarono ad annunziare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei, avendo con loro anche Giovanni come aiutante εἶχον δὲ καὶ Ἰωάννην ὑπηρέτην (huperéten)
  3. Atti 26,16 Su, alzati e rimettiti in piedi; ti sono apparso infatti per costituirti servitore e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora – ὑπηρέτην καὶ μάρτυρα (huperéten kai màrtura)

Proprio a Paolo, nel racconto di Atti 26, dopo averlo gettato a terra il Signore chiede di diventare servitore (huperéten) e testimone (màrtura, da cui martire) delle cose che ha visto e che vedrà

v.4 περὶ ὧν κατηχήθης λόγων τὴν ἀσφάλειαν
la solidità delle parole che ti sono state insegnate
Luca scrive per dare solidità alle cose insegnate: la solidità è ἀσφαλής (asfalês) da a-sfallo, ciò che non fa fallire, quindi ciò che è fermo, certo, vero.
L’insegnamento è κατηχέω (katêcheô) da katà-echos dove echos è il suono, è la voce (da cui l’eco): la catechesi non può essere che orale, racconto, consegna e trasmissione (παραδίδωμι paradidômi) di parole

v.16 καὶ ἀνέστη ἀναγνῶναι
e si alzò a leggere
Per Luca ἀνίστημι (anistêmi) è il verbo della risurrezione, perché alzarsi è agire, muoversi, cambiare il corso degli eventi:

  1. Lc 24,12 Ma Pietro, alzatosi, corse al sepolcro; si chinò a guardare e vide solo le fasce – Ὁ δὲ Πέτρος ἀναστὰς (anastàs) ἔδραμεν ἐπὶ τὸ μνημεῖον
  2. Lc 24,33 E alzatisi in quello stesso momento tornarono a Gerusalemme e trovarono riuniti gli undici e quelli che erano con loro – καὶ ἀναστάντες (anastàntes) αὐτῇ τῇ ὥρᾳ ὑπέστρεψαν εἰς Ἰερουσαλήμ
  3. Lc 24,46 Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno – καὶ ἀναστῆναι (anasténai) ἐκ νεκρῶν τῇ τρίτῃ ἡμέρᾳ

Il brano di Isaia letto da Gesù segna in maniera profonda tutto il Vangelo di Luca: il magnificat, le beatitudini, il cantico di Zaccaria.
Molte di queste parole si ripetono in altri punti:

v.18 εὐαγγελίσασθαι πτωχοῖς
per evangelizzare i poveri
εὐαγγελίζω (euangelizô) da eu (bene) e angelizo (annunciare, da cui angelo), portare una buona notizia
πτωχός (ptôchos), i pitocchi, coloro che non possiedono nulla e vivono di quanto ricevono
Lc 7,22 Riferite a Giovanni … il vangelo è annunciato ai poveri ἀπαγγείλατε Ἰωάννῃ … πτωχοὶ εὐαγγελίζονται (ptokòi euangelìzontai)

v.18 ἀποστεῖλαι τεθραυσμένους ἐν ἀφέσει
per rimettere in libertà gli oppressi
Per Luca la libertà ἄφεσις (afesis) è spesso la liberazione dalla schiavitù del peccato:

  1. Lc 1,77 per dare al suo popolo conoscenza della salvezza mediante il perdono dei loro peccati (cantico di Zaccaria) – ἐν ἀφέσει (afései) ἁμαρτιῶν αὐτῶν
  2. Lc 3,3 Ed egli andò per tutta la regione intorno al Giordano, predicando un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati –βάπτισμα μετανοίας εἰς ἄφεσιν (àfesin) ἁμαρτιῶν

v.20 καὶ πάντων οἱ ὀφθαλμοὶ ἐν τῇ συναγωγῇ ἦσαν ἀτενίζοντες αὐτῷ
e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui
ἀτενίζω (atenizô), tenere gli occhi fissi, uno sguardo inquisitorio, lo stesso che subirà Pietro:
Lc 22,56 Una serva, vedendo Pietro seduto presso il fuoco, lo guardò fisso e disse: «Anche costui era con lui» – καὶ ἀτενίσασα (atenìsasa) αὐτῷ εἶπεν· Καὶ οὗτος σὺν αὐτῷ ἦν
Ma è lo stesso sguardo che gli apostoli rivolgono in alto guardando Gesù che sale in cielo:
Atti 1,10 E come essi avevano gli occhi fissi al cielo, mentre egli se ne andava – καὶ ὡς ἀτενίζοντες (atenìzontes) ἦσαν εἰς τὸν οὐρανὸν

v.21 Σήμερον πεπλήρωται ἡ γραφὴ αὕτη ἐν τοῖς ὠσὶν ὑμῶν
Oggi si è adempiuta questa Scrittura che è nelle vostre orecchie
σήμερον (sêmeron) è parola chiave del Vangelo di Luca, non è solo l’oggi temporale ma è o-émeron, questo stesso giorno, è il current date degli informatici, è il momento giusto, è il kairos, l’opportunità
Lc 23,43 Ed egli gli disse: «Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso» – Ἀμήν σοι λέγω σήμερον (sémeron) μετ’ ἐμοῦ ἔσῃ ἐν τῷ παραδείσῳ

Il nostro oggi (σήμερον sêmeron) ha più che mai bisogno di servitori (ὑπηρέται hupêrétai) e testimoni (μάρτυρες màrtures) della Parola, lo spirito del Signore è su di noi!

Le giare vuote

Domenica 20 gennaio 2019

Mark Rupnik, Le nozze di Cana (particolare)
Nostra Signora del Pozzo – Jall Eddib, Libano

Giovanni 2, 1-11
1
 Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2 Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3 Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». 4 E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». 5 La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà».
6 Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. 7 E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le giare»; e le riempirono fino all’orlo. 8 Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. 9 E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo 10 e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono». 11 Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Nel vangelo di Giovanni nulla è lasciato al caso, soprattutto la sequenza degli eventi: Gesù ha appena detto a Natanaele che vedrà cose ben più grandi (Gv 1,50) e subito iniziano i segni, σημεῖον (sêmeion), sette meraviglie, sette miracoli che ci accompagnano fino alla risurrezione di Lazzaro e da lì alla morte e risurrezione di Gesù
v. 11 Ταύτην ἐποίησεν ἀρχὴν τῶν σημείων (seméion) ὁ Ἰησοῦς
Questo fece Gesù come inizio dei segni

v. 1 Καὶ τῇ ἡμέρᾳ τῇ τρίτῃ…   
E il terzo giorno…
Il racconto del primo miracolo inizia proprio così, con un richiamo al terzo giorno, per chiarire subito dove arriveremo leggendo Giovanni: si parte dal passaggio dell’acqua in vino per finire al passaggio dalla morte alla vita

v.3 καὶ ὑστερήσαντος οἴνου…
E venuto a mancare il vino…
Protagonista è la mancanza: il verbo ὑστερέω (hustereô) si riferisce a ciò che arriva troppo tardi, che rimane indietro e quindi poi manca. Nei vangeli spesso è fondamentale proprio ciò che manca:

  1. Mt 19,20 Il giovane gli disse: «Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora?»
    τί ἔτι ὑστερῶ; (husterò)
  2. Mc 10,21 Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca»
    Ἕν σε ὑστερεῖ (husteréi)
  3. Lc 15,14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò ad aver bisogno
    καὶ αὐτὸς ἤρξατο ὑστερεῖσθαι (husteréisthai)
  4. Lc 22,35 Poi disse: «Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?»
    μή τινος ὑστερήσατε; (husterésate)

Maria sottolinea proprio ciò che manca, una madre vede sempre cosa manca ai figli: non hanno più vino!

v. 4 Τί ἐμοὶ καὶ σοί, γύναι;
Che cosa (c’è) tra me e te, donna?
– Donna, abbiamo qualcosa con cui riempire questo vuoto?
– Sì, figlio mio, abbiamo Te!
Una madre vede e provvede: fate quello che vi dirà!

Nella descrizione di ciò che avviene Giovanni utilizza due parole che compaiono solo nel suo Vangelo e solamente in due episodi: in queste nozze e nell’incontro di Gesù con la donna samaritana (cap. 4):

  1. Giara ὑδρία (hudria), in entrambi i racconti ci sono delle giare vuote che però non verranno riempite con quanto ci si aspettava:
    • v. 6 ἦσαν δὲ ἐκεῖ λίθιναι ὑδρίαι (hudrìai)   c’erano là delle giare di pietra
    • Gv 4, 28 ἀφῆκεν οὖν τὴν ὑδρίαν (hudrìan) αὐτῆς ἡ γυνὴ καὶ ἀπῆλθεν εἰς τὴν πόλιν   la donna intanto lasciò la sua giara e corse in città
  2. Attingere ἀντλέω (antleô), letteralmente significa togliere acqua da una nave (antlos = stiva di nave)
    • v. 8 Ἀντλήσατε (antlèsate) νῦν καὶ φέρετε τῷ ἀρχιτρικλίνῳ ora attingete e portate al maestro di tavola
    • v. 9 οἱ δὲ διάκονοι ᾔδεισαν οἱ ἠντληκότες (entlekòtes) τὸ ὕδωρ ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua
    • Gv 4,7 Ἔρχεται γυνὴ ἐκ τῆς Σαμαρείας ἀντλῆσαι (antlésai) ὕδωρ Arrivò intanto dalla Samaria una donna ad attingere acqua
    • Gv 4,15 Κύριε, δός μοι τοῦτο τὸ ὕδωρ, ἵνα μὴ διψῶ μηδὲ διέρχωμαι ἐνθάδε ἀντλεῖν (antléin) Signore, dammi quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua

Gesù alle nozze di Cana riempie le giare di acqua e soddisfa la sete di vino, nell’incontro con la Samaritana non le dà acqua da bere ma offre alla donna qualcosa in grado di estinguere definitivamente la sua sete e che diventa lei stessa “sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,14)

La conclusione è la stessa, la giara vuota non è più il problema e si riattiva la fede (πίστις pistis) :
v.11 καὶ ἐπίστευσαν (epìsteusan) εἰς αὐτὸν οἱ μαθηταὶ αὐτοῦ
e credettero in lui i suoi discepoli
Gv 4,39 Ἐκ δὲ τῆς πόλεως ἐκείνης πολλοὶ ἐπίστευσαν (epìsteusan) εἰς αὐτὸν τῶν Σαμαριτῶν διὰ τὸν λόγον τῆς γυναικὸς
Da quella città molti dei Samaritani credettero in lui per la parola della donna

Signore, riempi le nostre giare (ὑδρία hudria) vuote e fa che i tuoi segni (σημεῖον sêmeion) riattivino la nostra fede (πίστις pistis) intorpidita

Attesa e compiacimento

Domenica 13 gennaio 2019 – Battesimo del Signore

Luca 3,15-16.21-22
15 Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, 16 Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco»

21 Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì 22 e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto».

v. 15 Mentre il popolo era in attesa e tutti si domandavo nei propri cuori riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo
Προσδοκῶντος δὲ τοῦ λαοῦ καὶ διαλογιζομένων πάντων ἐν ταῖς καρδίαις αὐτῶν περὶ τοῦ Ἰωάννου, μήποτε αὐτὸς εἴη ὁ χριστός

Il popolo attende; per Luca προσδοκάω (prosdokaô) è guardare avanti, non è un verbo statico, passivo, l’attesa presuppone incertezza ma è guidata dalla speranza. E la speranza mette in movimento, fa sì che ci si trovi nel posto giusto al momento giusto, fa sì che il momento diventi quello giusto.

  1. Lc 7,19 Giovanni chiamò due di essi e li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che viene, o dobbiamo aspettare un altro?»
  2. Lc 8,40 Al suo ritorno, Gesù fu accolto dalla folla, poiché tutti lo attendevano
  3. Lc 12,46 Il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l’aspetta e in un’ora che non sa

E l’attesa viene ricompensata, sempre. Come ha ricordato Papa Francesco nella catechesi di mercoledì scorso (Udienza generale 9/1/2019): “Possiamo essere certi che Dio risponderà. L’unica incertezza è dovuta ai tempi, ma non dubitiamo che Lui risponderà. Magari ci toccherà insistere per tutta la vita ma Lui risponderà. Ce lo ha promesso: Lui non è come un padre che dà una serpe al posto di un pesce. Non c’è nulla di più certo: il desiderio di felicità che tutti portiamo nel cuore un giorno si compirà”

v. 22 e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto»
καὶ φωνὴν ἐξ οὐρανοῦ γενέσθαι· Σὺ εἶ ὁ υἱός μου ὁ ἀγαπητός, ἐν σοὶ εὐδόκησα

E per il popolo in attesa si compie l’inimmaginabile: una voce dal cielo “Tu sei il mio figlio adorato”, ἀγαπητός (agapêtos), principale destinatario della ἀγάπη (agapê) del Padre.
Lo ribadirà Gesù stesso quando racconterà di un padrone che tiene alla propria vigna ma ha qualche problema coi vignaioli: “Disse allora il padrone della vigna: Che devo fare? Manderò il mio figlio adorato (πέμψω τὸν υἱόν μου τὸν ἀγαπητόν) ; forse di lui avranno rispetto” Lc 20,13

In questo figlio amato (e atteso) il Padre trova piacere: εὐδοκέω (eudokeô), ne è orgoglioso, compiaciuto, un atteggiamento che i padri conoscono bene!
Ma quello del Padre è un compiacimento non esclusivo, che non si concentra solo sul figlio adorato; è sempre Luca a ricordarcelo:
Lc 12,32 Non temere, piccolo gregge, perché il Padre vostro si è compiaciuto di darvi il suo regno
Μὴ φοβοῦ, τὸ μικρὸν ποίμνιον, ὅτι εὐδόκησεν ὁ πατὴρ ὑμῶν δοῦναι ὑμῖν τὴν βασιλείαν

Ma d’altronde era tutto chiaro fin dall’inizio, sempre in Luca, quando alla nascita di Gesù una moltitudine di angeli, davanti ai pastori terrorizzati, loda Dio dicendo:
Lc 2,14 Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama
Δόξα ἐν ὑψίστοις θεῷ καὶ ἐπὶ γῆς εἰρήνη ἐν ἀνθρώποις εὐδοκίας
Pace in terra agli uomini dell’eudokìa, del compiacimento

Alziamo la testa uomini dell’eudokìa, destinatari dell’amore smisurato di Dio: possiamo solo amare molto, il Padre si compiace di noi!!!

Ed ecco la stella li precedeva

Domenica 6 gennaio 2019 – Epifania del Signore

Basilica di Sant’Apollinare Nuovo – Ravenna

Matteo 2,1-12
1 Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2 «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». 3 All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. 5 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
6 E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele».
7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella 8 e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
9 Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12 Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese

v.9 Ed ecco la stella che avevano visto nel suo sorgere li precedeva
καὶ ἰδοὺ ὁ ἀστὴρ ὃν εἶδον ἐν τῇ ἀνατολῇ προῆγεν αὐτούς

I Magi avevano visto questa stella nella sua ἀνατολή (anatolê), nel suo sorgere, nel il suo oriente (da cui Anatolia).
E la stella li precedeva: il verbo προάγω (proago) ricorrerà spesso in Matteo e sottolinea l’importanza del precedere e del saper seguire:

  1. Mt 14,22
    Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla.
  2. Mt 21,9
    La folla che precedeva e quella che veniva dietro, gridava:
    Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!
  3. Mt 21,31
    Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L’ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio».
  4. Mt 26,32
    ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea
  5. Mt 28,7
    Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l’ho detto

La stella quindi li precede a Betlemme come il Gesù risorto ci precede in Galilea: sta a noi imparare a seguire, a stare in scia di ciò che conta veramente, a leggere i segni e le persone, a non voler guidare ma ad essere guidati.
Quando Pietro deciderà di stare davanti a Gesù per imporgli la strada, il verbo che Matteo userà sarà proprio il contrario ὑπάγω (hupago)
Mt 16,23  Ὕπαγε ὀπίσω μου, Σατανᾶ·   Stai dietro a me, Satana